Saturday 2 june 2012 6 02 /06 /Giu /2012 22:24

1. È vero che la madre di Gesù ha avuto altri figli?

Si. Questo risulta chiaramente dalla Sacra Scrittura. Riguardo alla nascita di Gesù è scritto:

“Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati». Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi». Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.” (Matteo 1:18-25)

1) La verginità di Maria prima della nascita di Gesù è insegnata dalla Bibbia. È anche detto che Giuseppe non ebbe relazioni con sua moglie “finché ella non ebbe partorito un figlio” (Matteo 1:25). Riguardo a Gesù, ricordiamo che Maria concepì per intervento dello Spirito Santo quando era ancora vergine, non essendo ancora sposata con Giuseppe (Matteo 1:19,20), secondo la profezia fatta dal profeta Isaia circa sette secoli prima.
2) La Bibbia aggiunge che Maria diede alla luce il suo figlio primogenito (Luca 2:7). Se avesse voluto dire che Gesù è stato figlio unico, avrebbe evidentemente detto: “Maria diede alla luce il suo unigenito figlio”, come nel “Credo” Gesù è appunto chiamato figlio unigenito di Dio.
3) Il Nuovo Testamento parla costantemente dei fratelli e delle sorelle di Gesù: “Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti. Ma egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli. Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è fratello e sorella e madre” (Matteo 12:46-50).
Recatosi nella sua patria, Gesù li ammaestrava nella loro sinagoga, talché tutti stupivano e dicevano: Onde ha costui questa sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figliuol del falegname? E sua madre non si chiama ella Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? e le sue sorelle non sono tutte fra noi?” (Matteo 13:54-56).
Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, coi suoi fratelli e i suoi discepoli” (Giovanni 2:12).
Perciò i suoi fratelli gli dissero: Pàrtiti di qua e vattene in Giudea, affinché i tuoi discepoli veggano anch’essi le opere che tu faipoiché neppure i suoi fratelli credevano in luiQuando poi i suoi fratelli furon saliti alla festa, allora vi salì anche lui” (Giovanni 7:3, 5, 10).
Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui” (Atti 1:14).

Che Giacomo fosse fratello di Gesù, inoltre, è confermato anche dai primissimi scrittori cristiani, oltre agli storici Egesippo (Upomnémata, I secolo d.C.), Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche, I d.C.) ed Eusebio (Storia Ecclesiastica, IV d.C.).

2. Però il Catechismo cattolico obietta che nella Bibbia la parola fratello è talvolta adoperata nel senso di cugino“.

Secondo la chiesa cattolica, per fratelli e sorelle si dovrebbe intendere “parenti prossimi” o “cugini”, perché in ebraico e aramaico (le due lingue in cui fu scritto l’Antico Testamento e che si parlavano nei luoghi e ai tempi di Gesù) esiste un solo termine per indicare “fratelli” e “cugini” o “parenti”.
Ma questa spiegazione non regge. Intanto, l’Antico Testamento sa comunque specificare le parentele, ad esempio dicendo “figlio del fratello”, “figlio del figlio” o “figlio dello zio” (Gn 14:12, 45:10; Lv 10:4, 25:49).
Soprattutto, però, il testo originale del Nuovo Testamento non è ebraico o aramaico, bensì greco comune (koiné); e il termine greco usato è adelfòs, che significa “fratello”, e non “cugino”. Gli autori neotestamentari sanno usare un termine specifico per “parente” (sunghenès: Lc 1:36.58.61, 2:44; Mc 6:4), uno per “cugino” (anepsiòs: Col 4:10) e uno per “fratello” (adelfòs: Mt 14:2; Mc 1:16.19, 3:17, 13:12, ecc.).
L’apostolo Paolo, ebreo che padroneggiava benissimo il greco, usava sunghenès per dire parente (Rm 16:11), anepsiòs per cugino (Col 4:10) e adelfòs per fratello (Gal 1:19 – e in questo caso parla proprio di Giacomo “fratello del Signore”).
Quando si tratta dei fratelli di Gesù, insomma, è usato adelfòs: è mai possibile che gli scrittori sacri siano stati così disavveduti, specialmente considerando che – secondo la chiesa cattolica – la dottrina della perpetua verginità di Maria sarebbe cosa fondamentale? Si noti, fra l’altro, che tanti credenti e scrittori cristiani dei primi secoli dopo Cristo non avevano nessun problema a credere nella famiglia di Gesù così come descritta nel Nuovo Testamento.
Dunque, per quello che si riferisce a Gesù, osserviamo:

1) I Vangeli parlano sempre di “fratelli e sorelle” di Gesù, mentre in greco (la lingua in cui i Vangeli sono stati scritti) vi è un termine per indicare fratello (adelfòs) e un altro per indicare cugino (anepsiòs).
2) Che importanza poteva avere l’elenco nominativo dei cugini di Gesù, insieme alla madre?
3) Vi è inoltre l’episodio di Matteo (12), il quale esclude senz’altro che possa trattarsi di cugini. Infatti Gesù viene informato che sua madre e i suoi fratelli sono venuti per cercarlo. Si noti che Marco (3:21) precisa:
“I suoi parenti, udito ciò, vennero per impadronirsi di lui, perché dicevano: È fuori di sé”. Allora Gesù, addolorato, fa osservare alla folla che vi sono dei legami spirituali che hanno maggior valore che quelli del sangue, e risponde: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre”. Allora, secondo la dottrina della chiesa cattolica, Gesù avrebbe voluto dire: “Chi è mia madre, e chi sono i miei cugini? Chiunque avrà fatta la volontà di Dio, mi è cugino, cugina e madre”, e così il ragionamento perderebbe tutta la sua forza.
4) Il Vangelo di Giovanni aggiunge che
“neppure i suoi fratelli credevano in lui” (7:5). L’evangelista non lo avrebbe sottolineato come motivo di scandalo, se avesse voluto dire che i suoi cugini non credevano in lui!
5) Infine vi è la chiara testimonianza dell’apostolo Paolo, il quale parla del fratello (
adelfòs) di Gesù e del cugino (anepsiòs) di Barnaba, dimostrando che egli sapeva benissimo distinguere fra cugini e fratelli: “Non vidi nessun altro degli apostoli, fuorché Giacomo, il fratello (adelfòn) del Signore” (Galati 1:10). “Vi salutano Marco, il cugino (anepsiàs) di Barnaba” (Colossesi 4:10).
6) In Matteo 4:18-21 troviamo detto che Simone detto Pietro e Andrea erano fratelli, e si usa il termine
adelfòs. Perché i cattolici danno giustamente per scontato che fossero fratelli carnali, e non semplici parenti o cugini? La risposta è molto semplice: perché in questo caso i non c’è alcun interesse di sostenere la perpetua verginità della mamma di Pietro e Andrea!
Gli scrittori del Nuovo Testamento (Pietro, Matteo, Paolo, Marco, ecc.) scrivono in greco e conoscono bene la differenza tra “fratello” (
adelfòs) e “cugino” (anepsiòs). Chi ama la lettura può verificare che in vari brani viene usato il termine “fratelli” parlando di persone che erano appunto “fratelli” di Gesù (vedi Matteo 13:55; Marco 6:1-6; Marco 3:31-35; Atti 1:19). Nell’Epistola ai Galati viene menzionato Giacomo, il “fratello del Signore”. Quando poi il Vangelo vuole dire “cugino”, usa normalmente il corrispondente termine greco (anepsiòs). Così, ad esempio, leggiamo: “Vi salutano Aristarco… e Marco, il cugino di Barnaba” (Colossesi 4:10).
Il Nuovo Testamento, ispirato da Dio, parla senza scandalo di fratelli e sorelle di Cristo Gesù. Invece di cercare di adattare il testo biblico ai dogmi che sono stati decretati dagli uomini secoli dopo la scrittura del Vangelo, bisognerebbe correggere le decisioni umane alla luce del dato biblico puro e semplice. Diciamo questo non per spirito polemico, ma solo constatando fatti che per il Vangelo sono piani e semplici.

3. Qual è il motivo che spiega il sorgere e lo sviluppo della credenza nella perpetua verginità di Maria?

La credenza nella perpetua verginità di Maria sorge insieme al manifestarsi dell’ascetismo. Giovanni Miegge scrive: “All’improvviso dilagare delle idealità ascetiche” (che sono filosofie di origine pagana), “e dei tentativi di attuarle, sia in solitudine, sia nelle comunità monastiche, si associa, come è facile presumere, una insolita fervida celebrazione della perpetua verginità di Maria. Agli asceti di ambo i sessi, la Vergine Madre di Gesù offriva il modello ideale, – l’immagine ispiratrice, al tempo stesso stimolo e conforto nelle allucinanti veglie e negli sforzi tormentosi dell’autodisciplina della continenza” (da: Miegge, La Vergine Maria, Torre Pellice, Ed. Claudiana, 1959, p. 51).

Ricapitolando, è falso che Maria sia rimasta vergine dopo il parto perché la Scrittura afferma che Giuseppe “prese con sé sua moglie; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli pose nome Gesù” (Matt. 1:24,25). Questo significa che Giuseppe, dopo che Maria partorì Gesù, conobbe sua moglie. Non solo Giuseppe la conobbe ma ebbe anche dei figli da lei, perché Gesù aveva dei fratelli e delle sorelle. Queste Scritture confermano che Maria concepì e partorì altri figli dopo Gesù: Luca 2:7, Marco 6:1-3, 3:31, Giovanni 7:5, Atti 1:14, 1 Corinzi 9:5, Galati 1:18,19.
Inoltre, nei Salmi è detto profeticamente a proposito di Cristo: “Io sono divenutoun forestiero ai figliuoli di mia madre” (Sal. 69:8). La Bibbia, oltre ad aver preannunciato le modalità precise della nascita di Cristo, aveva anche preannunciato che la vergine che avrebbe concepito e partorito il Cristo non sarebbe rimasta per sempre vergine perché avrebbe avuto altri figli.

La Parola di Dio è chiara quindi a tale riguardo. Quando Maria era vergine e non era ancora sposata con Giuseppe, fu scelta da Dio per dare alla luce Gesù in quanto uomo. Egli ebbe dei fratelli e delle sorelle nati dall’unione di Maria con suo marito Giuseppe.

Di Isacco
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Saturday 28 april 2012 6 28 /04 /Apr /2012 08:32

La Bibbia ci dice in maniera chiara che Maria era vergine alla nascita di Cristo (cfr. Isaia 7:14; Matteo 1:18-20; Luca 1:27-35). Però non abbiamo nessuna prova che ella sia rimasta sempre vergine. È notevole che, all’infuori degli episodi della nascita di Gesù, la Bibbia parli pochissimo di Maria (cinque volte soltanto) e sempre mettendone in evidenza la posizione umile e subordinata, ben diversa da quella che è venuta ad assumere nella Chiesa Cattolica Romana:

1)      Gesù dodicenne a Gerusalemme, quando esprime il suo stupore perché i suoi genitori non hanno pensato a cercarlo subito nel Tempio (Luca 2:41-52).

2)      Le nozze di Cana, dove Gesù  fa notare a sua madre che non è suo compito di interferire nella missione del Figlio (Giovanni 2:1-12).

3)      L’episodio di Maria e degli altri familiari, che vanno a cercare Gesù, ritenendolo “fuori di sé” (Marco 3:21). In questa occasione, Gesù, dolorosamente colpito nei suoi affetti più cari, esclama: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?” (Matteo 12:48).

4)      Maria ai piedi della croce (Giovanni 19:25-27).

5)      Maria in preghiera con i discepoli a Gerusalemme dopo l’Ascensione di Gesù (Atti 1:14).

Quindi Maria, che era ubbidiente alla volontà di Dio, sapeva benissimo che Egli non desidera che le persone sposate restino vergini (cfr. Matteo 19:4-6; I Corinzi 7:2-5). Allora è vero che la madre di Gesù abbia avuto altri figli carnali. Questo risulta chiaramente dalla Sacra Scrittura:

1) Anzitutto ci è detto nella Bibbia che Giuseppe non ebbe relazioni sessuali con sua moglie fino a quando Maria avesse partorito Gesù, cioè che Giuseppe “non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio” (Matteo 1:25), il che esclude la perpetua verginità di Maria. Infatti ciò implica che Giuseppe e Maria si “conobbero” (cioè ebbero rapporti sessuali) dopo la nascita di Gesù.

2) La Bibbia aggiunge che Maria diede alla luce il suo figliuolo primogenito (Luca 2:7). Se avesse voluto dire che Gesù fosse stato figlio unico, avrebbe evidentemente detto: “Maria diè alla luce il suo unigenito figlio”, come nel “Credo” Gesù è appunto chiamato unigenito di Dio.

3) La Bibbia, nel Nuovo Testamento, inoltre, parla spesso dei fratelli e delle sorelle carnali di Gesù. Nel Vangelo di Matteo leggiamo: ”54 E recatosi nella sua patria, (Gesù) li ammaestrava nella lor sinagoga, talché stupivano e dicevano: Onde ha costui questa sapienza e queste opere potenti? 55 Non è questi il figliuol del falegname? Sua madre non si chiama ella Maria, e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Donde dunque vengono a lui tutte queste cose?” (Matteo 13:54-56). Inoltre leggiamo anche: “Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli son là fuori che cercano di parlarti. Ma Egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è fratello e sorella e madre” (Matteo 12:46-50). Ed ancora leggiamo: “Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, co’ suoi fratelli e i suoi discepoli; e stettero quivi non molti giorni.” (Giovanni 2:12). Ed ancora leggiamo: “3 Perciò i suoi fratelli gli dissero: Partiti di qua e vattene in Giudea, affinché i tuoi discepoli veggano anch’essi le opere che tu fai …  5 Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui …  10 Quando poi i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui; non palesemente, ma come di nascosto.” (Giovanni 7:3, 5, 10). Ed ancora: “Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui.” (Atti 1:14). Dunque, dopo la nascita di Gesù Cristo, quasi ogni volta che la Bibbia parla di Maria, la troviamo insieme ai fratelli di Gesù. Questo ci mostra che vivevano insieme come farebbe ogni famiglia.

La teoria cattolica dei “cugini” di Gesù. - Alcuni cattolici usano un ragionamento complicato, contorto e fra l’altro dicono che i fratelli di Gesù erano in realtà cugini, in quanto, nella Bibbia, la parola “fratello” è talvolta adoperata nel senso di “cugino”. Effettivamente anche nel linguaggio abituale possiamo dare per estensione il titolo di fratelli a tutta la parentela ed a tutto il genere umano. Ma, per quello che si riferisce a Gesù, osserviamo:

1) I Vangeli parlano SEMPRE di “fratelli e sorelle” di Gesù, mentre in greco (la lingua in cui i Vangeli sono stati scritti) vi è il termine per indicare fratello (adelfòs) ed un altro per indicare cugino (anepsiòs).

2) Che importanza poteva avere un elenco nominativo dei cugini di Gesù, insieme alla madre?

3) Vi è inoltre l’episodio di Matteo (al capitolo 12), il quale esclude senz’altro che possa trattarsi di cugini. Infatti Gesù viene informato che sua madre ed i suoi fratelli sono venuti per cercarlo. Si noti che Marco (3:21) precisa: “E quando i suoi parenti udirono ciò, uscirono per prenderlo, perché dicevano: «Egli è fuori di sé»”. Allora Gesù, addolorato, fa osservare alla folla che vi sono dei legami spirituali che hanno maggior valore che quelli del sangue, e risponde: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? … Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è fratello e sorella e madre” (cfr. Matteo 12). Invece, secondo la dottrina Cattolica Romana, Gesù avrebbe voluto dire: “Chi è mia madre e chi sono i miei cugini? … Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è cugino e cugina e madre“, e così il ragionamento perderebbe tutta la sua forza.

4) Il Vangelo di Giovanni aggiunge che “neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7:5). L’evangelista non lo avrebbe sottolineato come motivo di scandalo, se avesse voluto dire che i suoi cugini non credevano in lui!

5) Infine vi è la chiara testimonianza dell’apostolo Paolo, il quale parla del fratello (adelfòs) di Gesù e del cugino (anepsiòs) di Barnaba, dimostrando che egli sapeva benissimo distinguere fra cugini e fratelli: – “e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello (adelfòn) del Signore” (Galati 1:19); “Vi salutano Aristarco, il mio compagno di prigione, e Marco, il cugino (anepsiòs) di Barnaba …” (Colossesi 4:10a).

Il ragionamento della “Teoria cattolica dei cugini” si conclude affermando che uno dei fratelli fu uno dei dodici apostoli. La Bibbia invece dice il contrario: “Neppure i suoi fratelli credevano in lui” (prima della resurrezione) (Giovanni 7:5). Inoltre, la donna, che secondo questa teoria sarebbe la madre dei fratelli di Gesù, cioè non Maria, era ancora viva ed era seguace di Gesù alla morte del Signore. Ma in tutta la Bibbia non troviamo mai i fratelli con questa donna. Li troviamo invece sempre con Maria, madre di Gesù (cfr. Matteo 12:46; 13:55-56; Marco 3:31; 6:3; Luca 8:19; Giovanni 2:12).

La teoria cattolica dei “fratelli spirituali” di Gesù - Altri cattolici, resisi conto della inconsistenza della “teoria dei cugini”, sostengono che si parla di fratelli spirituali, e non di parenti per legame di sangue. L’apostolo Giovanni dice però: “Neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7:5). Se non credevano, non potevano essere fratelli spirituali. La Bibbia, infine, fa sempre distinzione tra i fratelli spirituali di Gesù (i discepoli) e suoi fratelli per diritto di sangue. Un esempio lo troviamo in Giovanni 2:12: “Dopo questo, scese a Capernaum, egli con sua madre, co’ suoi fratelli e i suoi discepoli; e stettero quivi non molti giorni”. Vedi anche Matteo 12:46-50; 13:55-56; Marco 3:31-35; 6:3; Luca 8:19.

Conclusioni - Sul fondamento inconsistente della perpetua verginità di Maria, nel corso dei secoli i filosofi hanno costruito una gran torre di favole. La credenza nella perpetua verginità di Maria sorge insieme al manifestarsi dell’asceticismo. “All’improvviso dilagare delle idealità ascetiche — scrive Giovanni Miegge — e dei tentativi di attuarle, sia in solitudine, sia nelle comunità monastiche, si associa, come è facile presumere, una insolita fervida celebrazione della perpetua verginità di Maria. Agli asceti di ambo i sessi, la Vergine Madre di Gesù offriva il modello ideale, l’immagine ispiratrice, al tempo stesso stimolo e conforto nelle allucinanti veglie e negli sforzi tormentosi dell’autodisciplina della continenza” (Miegge, La Vergine Maria, Torre Pellice, Ed. Claudiana, 1959, pag. 38).

Dire che Maria sia rimasta vergine per tutta la vita, non è affatto onorarla, ma è come dire che Maria non faceva la volontà di Dio.  Il solo modo di onorarla è di credere nel suo figliuolo ed ubbidire all’ordine da lei stessa impartito ai servi durante le nozze di Cana: “Fate tutto quel che (Gesù) vi dirà” (Giovanni 2:5).

Di Isacco
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Saturday 21 april 2012 6 21 /04 /Apr /2012 18:12

Il capo dello Stato del Vaticano non è il capo visibile della Chiesa di Cristo sulla terra perché Cristo non ha costituito sulla sua Chiesa nessun capo prima di essere assunto in cielo. Egli, che è il Capo, ha detto: “Dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matt. 18:20), perciò il capo della Chiesa è sempre e dovunque presente fra i suoi discepoli, senza il bisogno di essere rappresentato visibilmente da nessuno. L’apostolo Paolo spiega chiaramente ed in svariate maniere che il capo della Chiesa, sia in cielo che sulla terra, é Cristo Gesù:

Egli dice agli Efesini che Dio ha risuscitato il suo Figliuolo e lo ha fatto sedere alla sua destra al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d’ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire e che Egli “gli ha posta ogni cosa sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che é il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Ef. 1:22,23); ed anche: “Seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef. 4:15), e: “Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo” (Ef. 5:23). Quindi, come il capo della moglie è uno solo e cioè suo marito, così il capo della Chiesa (che è la moglie dell’Agnello) è uno solo e cioè Cristo, il suo sposo, e nessun altro. Ora, uno dei nomi che porta il capo dello Stato del Vaticano è ‘sposo della chiesa’, il che equivale a dire che la moglie dell’Agnello ha due mariti (uno in cielo e l’altro in terra) il che non é vero perché Paolo dice alla Chiesa di Corinto: “Io son geloso di voi d’una gelosia di Dio, perché v’ho fidanzati ad un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo” (2 Cor. 11:2). Quindi colui che in terra è chiamato sposo della Chiesa è un impostore che cerca con le sue lusinghe di diventare lo sposo della Chiesa di Dio (mediante l’ecumenismo) per condurre la sposa di Cristo lungi dal suo sposo, in perdizione. Detto in altre parole, il cosiddetto papa cerca di indurre la Chiesa di Dio a tradire il suo sposo, cioè Cristo Gesù, perché vuole che essa si vada a rifugiare sotto le sue ali.

Ai Colossesi Paolo dice: “Ed egli é avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui. Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che é il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato” (Col. 1:17,18). Perciò la Chiesa di Dio non ha due capi, di cui uno é in cielo e l’altro é sulla terra; o uno invisibile e l’altro visibile, ma uno solo ed Egli è in cielo alla destra di Dio e mediante la fede nel cuore di tutti coloro che lo hanno ricevuto come loro personale Signore e Salvatore.

Per quanto riguarda poi i vescovi della chiesa papista bisogna dire che essi non sono dei vescovi costituiti dallo Spirito Santo per pascere la Chiesa di Dio perché non hanno per nulla i requisiti necessari che deve avere il vescovo secondo le parole di Paolo a Timoteo, e non possono essere definiti i successori degli apostoli perché gli apostoli non lasciarono successori. Il ministerio che gli apostoli avevano ricevuto da Cristo non era trasmissibile.

Quindi in conclusione noi figliuoli di Dio disconoscendo l’ufficio del papa e quello dei suoi vescovi non dimostriamo nessuna disubbidienza in verso il Signore, anzi riteniamo fermamente che rigettandoli ci mostriamo ubbidienti al Vangelo. E non solo questo, riteniamo pure che tutti coloro che vogliono piacere al Signore e ubbidirgli devono prima o poi rigettare il papa e i suoi vescovi.

Di Isacco
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Saturday 14 april 2012 6 14 /04 /Apr /2012 22:43

Nel corso dei secoli si sono succeduti centinaia di papi nella chiesa romana. Ora, mediante i seguenti esempi di papi che hanno sottoscritto eresie, si sono contraddetti e sono stati dichiarati eretici, dimostreremo la fallibilità dei papi anche nelle loro dichiarazioni ufficiali:

Ÿ Liberio (352-366) aderì formalmente all’eresia ariana (che negava la divinità di Gesù Cristo) [5], sottoscrivendo la professione di fede eretica del concilio di Sermio e giungendo perfino a scomunicare Atanasio che difendeva la divinità di Cristo. Sia i suoi predecessori che lui stesso avevano di già condannato l’eresia di Ario; in seguito, i suoi successori condannarono l’eresia ariana.

Ÿ Innocenzo I (401-417) scrisse al concilio di Milevis che i neonati erano obbligati a ricevere la comunione e che se fossero morti battezzati ma non comunicati, sarebbero ugualmente andati all’inferno. In seguito, questa dottrina è stata annullata dal concilio di Trento nel 1562 con la seguente dichiarazione: ‘Finalmente lo stesso santo sinodo insegna che i bambini che non hanno l’uso della ragione, non sono obbligati da alcuna necessità alla comunione sacramentale dell’eucarestia. Rigenerati, infatti, dal lavacro del battesimo e incorporati a Cristo, non possono, a quell’età, perdere la grazia di figli di Dio, che hanno acquistato’ (Concilio di Trento, Sess. XXI, cap. IV), e sempre il concilio tridentino ha anatemizzato chi la sosterrà con la seguente dichiarazione: ‘Se qualcuno dirà che la comunione eucaristica è necessaria ai bambini anche prima che abbiano raggiunto l’età di ragione, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. XXI, can. 4).

Ÿ  Ormisda (514-523) nel 514 dichiarò eretici certi monaci della Scizia, perché sostenevano che uno della Trinità aveva sofferto la morte della croce; ma Giovanni II nel 532 dichiarò quei monaci ortodossi (cioè persone che sostenevano una dottrina retta) [6].

Vigilio (537-555) nel 553 con una dichiarazione ufficiale definì conformi alla dottrina cattolica alcuni scritti denominati ‘Tre capitoli’ (che lui stesso aveva condannato nel 548). Ma il quinto concilio ecumenico (Costantinopolitano II) tenutosi a Costantinopoli dal 5 maggio al 2 Giugno 553 dichiarò solennemente che quegli stessi scritti dovevano essere considerati eretici. Ma Vigilio si risolse ad accettare il concilio e le sue conclusioni solo l’8 dicembre. Egli ritrattò le sue recenti posizioni contrarie alla condanna dei ‘Tre capitoli’ infatti scrisse al patriarca di Costantinopoli riconoscendo il proprio errore e concludeva dicendogli: ‘Pertanto ciò che ho fatto in difesa dei ‘Tre capitoli’ viene annullato con la definizione del presente nostro scritto’ (Epistola ad Eutichio, Patriarca di Costantinopoli, dell’8 Dicembre 553).

Gregorio I detto Magno (590-604) disse che i bambini non battezzati vanno diritti all’inferno e laggiù soffrono per l’eternità. Ora, questa dottrina è condannata dalla chiesa romana perché essa dice che i bambini se muoiono non battezzati vanno in un luogo detto limbo (dove secondo loro non c’é alcuna pena) e non più all’inferno come invece affermò Gregorio I. Sempre Gregorio affermò che chi si prendeva il titolo di vescovo universale era precursore dell’anticristo; mentre Gregorio VII (1073-1085) affermò che il vescovo di Roma è e deve essere chiamato vescovo universale; ecco le sue parole: ‘Solo il pontefice romano ha il diritto di essere chiamato universale’ (Dictatus papae, punto 2).

Onorio I (625-638) approvò ed insegnò la eresia dei monoteliti (i monoteliti affermavano che in Cristo c’erano due nature, ma una sola volontà e una sola azione, quella divina). Ecco le sue parole: ‘Noi confessiamo una volontà unica del Nostro Signore Gesù Cristo, perché in lui non era volontà alcuna della carne, né ripugnante al volere divino’. Per questa sua presa di posizione fu condannato come eretico dal sesto concilio ecumenico nel 681. I papi successivi, confermarono la condanna: tra questi Leone II che nel 682 scrisse all’imperatore Costantino dicendo ‘di scomunicare tutti gli eretici, tra cui Onorio che non fece risplendere la dottrina apostolica in questa chiesa di Roma, ma che per un tradimento profano tentò di sovvertire la fede immacolata e tutti coloro che morirono nel suo errore’.

Adriano II (867-872) dichiarò valido il matrimonio civile, mentre Pio VII (1800-1823) lo condannò.

Pasquale II (1099-1118) ed Eugenio III (1145-1153) autorizzarono il duello, mentre Giulio II (1503-1513) e Pio IV (1559-1565) lo proibirono.

Ÿ Giovanni XXII (1316-1334) nel 1331 insegnò che le anime dei santi non avevano la vista di Dio prima della risurrezione della carne. Questa eresia fu condannata dal suo successore Benedetto XII (1334-1342). E sempre Giovanni XXII nella Bolla Cum inter nonnullos del 1323 affermò: ‘Dire che Cristo e gli apostoli non possedevano nulla significa travisare le Scritture’ (citato da Peter de Rosa inVicari di Cristo, Milano 1989, pag. 226) [7]; secondo lui quindi Cristo e gli apostoli non erano vissuti poveri. Questo innanzi tutto contrasta la Parola di Dio, e in secondo luogo è in piena contraddizione con quello che avevano affermato i suoi predecessori Onorio III, Innocenzo IV, Alessandro IV, Bonifacio VIII.

Sisto V (1585-1590) nel 1590 fece pubblicare una edizione della Vulgata (che lui personalmente aveva riscritto per correggerne gli errori che esistevano nelle edizioni pubblicate fino a quel tempo) e con una bolla dichiarò: ‘Nella pienezza del potere apostolico, decretiamo e dichiariamo che questa edizione… approvata per l’autorità concessaCi dal Signore, dev’essere accolta e considerata come vera, legittima, autentica e incontestata in tutte le discussioni pubbliche e private, nelle letture, nelle prediche e nelle spiegazioni’. Poco tempo dopo la pubblicazione della ‘sua’ Vulgata Sisto V morì. Ma la Vulgata da lui pubblicata fu trovata piena di errori. Il cardinale Bellarmino allora per salvare l’onore di Sisto V suggerì al suo successore Gregorio XIV (1590-1591) di correggerla e di presentarla al pubblico con il nome di Sisto adducendo delle scuse. Ecco cosa ebbe a dichiarare nella sua autobiografia il Bellarmino: ‘Alcune, persone, la cui opinione aveva grande peso, ritenevano che dovesse essere proibita pubblicamente; io non ero dello stesso avviso e dimostrai al Santo Padre che, invece di proibire la versione della Bibbia in questione, sarebbe stato meglio correggerla in modo tale da poterla pubblicare senza danni all’onore di papa Sisto. Ciò si poteva fare eliminando il più presto possibile le modifiche sconsigliabili e pubblicando poi il volume con il nome di Sisto e una prefazione in cui si spiegava che nella prima edizione si erano verificati alcuni errori dovuti alla fretta dei tipografi e di altre persone’ (in sostanza il cardinale gli suggerì di mentire). La Vulgata di Sisto dopo essere stata corretta fu pubblicata nel 1592 da Clemente VIII (1592-1605) che fu costretto a ritirare le copie della precedente Vulgata che erano state messe in commercio.

Paolo V (1605-1621) nel 1616 fece ammonire Galileo Galilei il quale sosteneva che la terra oltre a muoversi su se stessa gira attorno al sole. In un documento del Santo Uffizio datato 25 Febbraio 1616 si legge: ‘L’Illustrissimo S (ignor) Cardinal Millino notificò all’Assessore e al Commissario del Santo Officio, che riferita la censura dei Padri Teologi sulla proposizione del matematico Galileo, che il sole sia il centro del mondo e immobile di moto locale, e che la terra si muove anche di moto diurno, il Santissimo (Paolo V) ha ordinato all’Ill.mo S(ignor) Cardinal Bellarmino, di chiamare dinanzi a sé il predetto Galilei, e di ammonirlo ad abbandonare la detta opinione; e se rifiuterà di obbedire, il P(adre) Commissario, di fronte ad un notaio e ai testimoni, lo precetti perché si astenga totalmente dall’insegnare, difendere o comunque trattare quella dottrina od opinione; se non acconsentirà sia carcerato’. E così fece il Bellarmino, e il Galileo diede le garanzie richieste. Ma nel 1632 (sotto Urbano VIII) il Galileo fece stampare il libro Dialogo di Galileo Galilei delli due Massimi Sistemi del Mondo, Tolemaico e Copernicano in cui sotto la forma di un dialogo sosteneva quelle convinzioni che non avrebbe dovuto diffondere. E così l’Inquisizione lo chiamò a Roma e lo processò condannandolo di eresia. Nel verdetto emanato contro di lui nel 1633 si legge: ‘… Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiariamo che tu, Galileo suddetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S Off.o vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch’il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tenere e difendere per probabile un’opinione dopo essere stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura…’. E Galileo fu costretto ad abiurare le sue convinzioni e difatti affermò giurando sul Vangelo: ‘… abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie, e generalmente ogni et qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla S.ta Chiesa…’. Nel 1822 Pio VII ratificò un decreto dell’Inquisizione autorizzando tutti i trattati copernicani sull’astronomia, mentre nel 1835 le opere di Copernico, Keplero e Galileo furono tolti dall’Indice dei libri proibiti. Questo equivalse a dire che Paolo V e Urbano VIII, nell’insegnare che la terra era immobile e che il sole gli girava attorno e nel condannare come eretica la tesi di Galileo secondo la quale la terra ruota attorno a se stessa e attorno al sole, errarono.

Pio IX (1846-1878) nel 1854 decretò l’immacolata concezione di Maria, dottrina questa che va apertamente contro la Scrittura che insegna che solo Gesù è stato concepito senza peccato. Ma quello che vogliamo fare notare è che essa fu condannata da diversi predecessori di Pio IX (come Gelasio I, Gregorio detto Magno, Innocenzo III e Leone Magno) ed è contraria all’unanime consenso dei cosiddetti padri.

Questi non sono che alcuni degli esempi di eresie e di contraddizioni papali che annullano la dottrina dell’infallibilità del papa. Come può quindi affermare Giuseppe Perardi nel suo Manuale che ‘non ci fu mai Papa che abbia insegnato una dottrina la quale abbia meritato censura; il Papa insegnò sempre la verità, riprovò l’errore negli altri richiamandoli alla verità’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 209) e che egli non può errare quando definisce dottrine circa la fede [8]? Come ha potuto questo teologo fare tali affermazioni quando Adriano VI (papa della chiesa romana) nel 1523 disse: ‘Se per Chiesa romana si intende il suo capo o pontefice, è indiscutibile che egli possa errare anche su argomenti concernenti la fede. Lo fa quando predica l’eresia nei propri giudizi o nelle proprie decretali. In verità molti pontefici romani furono eretici, e l’ultimo di essi fu papa Giovanni XXII (1316-1334)’ (citato da Peter de Rosa in op. cit., pag. 217)?

Ed ancora diciamo: ‘Ma come ha fatto Pio IX, davanti a tanti esempi di papi che hanno insegnato cose false, dichiarare errata la seguente affermazione: ‘I Romani Pontefici (…) in definire cose di fede e di costumi errarono’ (Sillabo degli Errori, XXIII)? Ci vuole veramente o tanta ignoranza o tanta malafede per fare simile affermazioni.

E poi, non è finita, i teologi romani dicono anche che le decisioni dei papi sono parte della tradizione che deve essere venerata al pari della Scrittura! Ma come fanno a dire ciò quando gli stessi papi si sono contraddetti tra di loro e scomunicati? Come fanno a fidarsi di questa loro tradizione che si contraddice da sé e si annulla da sé e contraddice ed annulla la Parola di Dio? Ce lo spieghino i teologi cattolici romani! Vedi, per ulteriori conferme sull’inattendibilità della tradizione, la parte dove ho confutato la tradizione).

 NOTE

[6] Il termine ortodosso deriva dalle parole greche orthos che significa ‘corretto’ o ‘diritto’, e doxa che significa ‘opinione’ o ‘onore’ e viene usato per definire chi insegna la retta dottrina. Quando però questo termine è usato in riferimento agli Ortodossi greci bisogna dire che è usato impropriamente perché la chiesa ortodossa greca-bizantina, di cui dicono fanno parte, non possiede una dottrina retta.

[7] Per questa ragione questo papa definì eretici i Francescani e i funzionari civili furono obbligati a mandarli al rogo sotto pena di essere trattati essi stessi quali eretici.

[8] Affermazione quest’ultima che si scontra con questa presente nel decreto Graziano: ‘Nessuno può giudicare i peccati del papa, perché lui può giudicare gli uomini, ma non essere giudicato da alcuno, a meno che sia trovato colpevole d’eresia’ (Decretum Gratiani, Divis. 1 Dist. XI c. 6), e con quello che hanno detto altri teologi papisti del passato. Pietro D’Ailly (m. 1420) per esempio affermò esplicitamente che il papa può errare in materia di fede, come fece Pietro quando Paolo gli resistette in faccia; e Gersone (m. 1429) disse che il papa può errare, come Pietro.

Di Isacco
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Sunday 26 february 2012 7 26 /02 /Feb /2012 18:55

Nel suo libro (approvato dalla Chiesa Cattolica) “Faith of Millions” (fede di milioni) il prete cattolico John O’ Brien scrive: 

 “Quando il sacerdote pronuncia le tremende parole della consacrazione, si arriva fino al cielo, porta Cristo a scendere dal Suo trono e lo rende presente sul nostro altare, per essere offerto di nuovo come vittima per i peccati degli uomini. Si tratta di un potere più grande di quello di monarchi e imperatori, superiore ai santi e agli angeli, serafini e cherubini, addirittura più grande della potenza della Vergine Maria. Mentre la Vergine Maria era l’agente umano col quale Cristo si è incarnato una sola volta, il sacerdote porta Cristo che discende dal cielo e Lo rende presente sul nostro altare come vittima eterna per i peccati dell’uomo non una, ma mille volte”.

“Il sacerdote parla ed ecco, Cristo, l’eterno onnipotente Dio, china la testa in umile obbedienza al comando del sacerdote”.

“I sacerdoti cattolici romani di tutto il mondo, credono che Gesù il Re dei Re scende dal Suo Trono al loro comando, ed è presente sui loro altari come offerta per i peccati dei vivi e dei morti”. ( CCC, 1371-1374).

Che grande bestemmia!

Ancora una volta i cattolici ignorano la Parola di Dio, che dichiara che Gesù:

“… dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l´aspettano per la loro salvezza.”(Ebrei 9:28).

Con l’autorità della Parola di Dio, dichiariamo, che il Cristo che scende nell’Eucarestia è un falso Cristo!

Alexander Carson ex sacerdote afferma:

“Il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poichè Egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso”. (Ebrei 7:27)

Questo mi sbigotti, e cominciai a sentirmi a molto a disagio.

Per la prima volta mi resi conto che il sacrificio di Gesù fu fatto sul Calvario una volta per tutte, sufficiente per riconciliarmi con Dio e con gli altri credenti pentiti di tutte le età. Mi resi conto che il “santo sacrificio della Messa” offerto da me e da migliaia di altri preti cattolici ogni giorno in tutto il mondo era sbagliato e completamente irrilevante.

Se il “sacrificio” da me offerto come prete era insignificante, allora il mio “Sacerdozio”, che esisteva con lo scopo di offrire il “sacrificio”, era anch’esso insignificante. Queste rivelazioni furono ben presto confermate con l’ulteriore lettura della Lettera agli Ebrei,

“Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i Suoi nemici siano posti come sgabello dei Suoi piedi. Infatti con un’unica offerta Egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati… Ora, dove c’è perdono di queste cose, non c’è più bisogno di offerta per il peccato. (Ebrei 10:12-18)

Quella sera perdetti ogni fiducia nella Chiesa Cattolica, perchè mi aveva insegnato come verità cose che erano chiaramente contrarie alle Scritture. Decisi di scegliere le Scritture come standard di verità, non accettando più l’autorità della Chiesa Cattolica Romana.

Nella mia lettera di dimissione dalla Chiesa Cattolica e dal ministerio, dissi al vescovo che lasciavo il sacerdozio perchè non potevo più celebrare la Messa, in quanto era contraria alla Parola di Dio e alla mia coscienza.

Era il 1972. Dopo poco tempo fui battezzato per immersione, cominciai a studiare la Bibbia e diventai ministro dell’Evangelo. Da più di vent’anni cammino nella libertà di cui parlò Gesù, quando disse:

“…Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (Giovanni 8:31-32)

 

Di Isacco
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1 Venite, cantiamo di gioia all'Eterno; mandiamo grida di gioia alla rocca della nostra salvezza. 2 Veniamo alla sua presenza con lodi, celebriamolo con canti. 3 Poiché l'Eterno è un Dio grande e un gran Re su tutti gli dèi. 4 Nelle sue mani sono le profondità della terra, e sue sono le alte vette dei monti. 5 Suo è il mare, perché egli l'ha fatto, e la terra asciutta che le sue mani hanno plasmato. 6 Venite, adoriamo e inchiniamoci; inginocchiamoci davanti all'Eterno che ci ha fatti. 7 Poiché egli è il nostro DIO, e noi siamo il popolo del suo pascolo e il gregge di cui egli si prende cura. Oggi, se udite la sua voce, 8 «non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, 9 dove i padri vostri mi tentarono e mi misero alla prova, anche se avevano visto le mie opere. 10 Per quarant'anni ebbi in disgusto quella generazione, e dissi: Sono un popolo dal cuore sviato e non conoscono le mie vie. 11 Perciò giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo».

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