Nel corso dei secoli la chiesa cattolica romana si è resa colpevole di tante imposture e falsificazioni. Essa, oltre ad avere introdotte dottrine perverse di ogni genere (il primato del vescovo di Roma, la sua infallibilità, l’immacolata concezione di Maria, il purgatorio, per citare solo alcune delle tante), ha fabbricato documenti di vario genere, ha introdotto dei libri non ispirati nel canone della Scrittura, ha falsificato passi della Scrittura, ha falsificato i dieci comandamenti.
La dottrina cattolica romana sulla salvezza attribuisce alle opere il potere di fare meritare la vita eterna agli uomini e di salvare gli uomini dall’inferno. Essa è una dottrina di demoni che fino adesso ha menato all’inferno centinaia di milioni di persone; sì, ci sono centinaia di milioni di persone a soffrire nelle fiamme dell’inferno proprio perché in vita si erano appoggiati su questa dottrina sulla salvezza insegnatagli dai loro preti. Ora la confuteremo.
Secondo quello che dice la Scrittura, la vita eterna non é la mercede che Dio dona all’uomo che si sforza di guadagnarsela, ma essa é il dono che Dio dona all’uomo che si ravvede dei suoi peccati e crede nel nome del Figliuol di Dio. Paolo dice infatti: “Il dono di Dio é la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rom. 6:23), quindi la vita eterna, essendo il dono di Dio, l’uomo non la può né meritare e neppure guadagnare operando il bene, altrimenti il dono non é più dono.
E poi, se Dio desse la vita eterna come mercede a coloro che operano, ciò significherebbe che Egli è debitore verso di essi perché Paolo dice che “a chi opera, la mercede non è messa in conto di grazia, ma di debito” (Rom. 4:4); e questo non può essere perché lo stesso apostolo dice anche: “Chi gli ha dato per il primo, e gli sarà contraccambiato?” (Rom. 11:35).
E poi ancora, se le opere buone sono meritorie di vita eterna, allora perché mai il Figlio di Dio sarebbe venuto a soffrire in questo mondo? Poteva rimanere presso Dio Padre senza venire in questo mondo! Ma egli venne proprio per questo, per acquistarci con il suo sangue la vita eterna e fare sì che tutti gli uomini, Giudei e Gentili, potessero riceverla per grazia mediante la fede in Lui. Egli sapeva che gli uomini non possono meritarsi la vita eterna perché tutti sono sotto la condanna e meritano la punizione eterna, e perciò venne a morire per noi affinché per i suoi meriti, e ripeto per i suoi meriti, noi potessimo ottenere gratuitamente la vita eterna da Dio.
E ancora, ma come si può affermare che le opere buone sono meritorie di vita eterna quando messe tutte assieme non possono in niuno modo raggiungere il valore che ha la vita eterna? Come si può fare tale affermazione quando Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Quand’avrete fatto tutto ciò che v’è comandato, dite: Noi siamo servi inutili; abbiam fatto quel ch’eravamo in obbligo di fare” (Luca 17:10) [11]? Bisogna essere veramente arroganti per affermare – come fanno i preti cattolici romani – che Dio debba dare la vita eterna per giustizia a coloro che fanno opere meritorie! Per queste ragioni va rigettata la dottrina che afferma che la vita eterna viene data da Dio come mercede.
Ho detto innanzi che la vita eterna si ottiene mediante la sola fede, e questo é confermato dalle seguenti Scritture.
Gesù disse: “Chi crede ha vita eterna” (Giov. 6:48), e: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giov. 6:40), ed ancora: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giov. 3:14-16).
Vediamo quale fu la ragione per cui Mosè innalzò il serpente di rame nel deserto. Quando gli Israeliti nel deserto mormorarono contro Dio e contro Mosè “l’Eterno mandò fra il popolo de’ serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. Allora il popolo venne a Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiam parlato contro l’Eterno e contro te; prega l’Eterno che allontani da noi questi serpenti’. E Mosè pregò per il popolo. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà’. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’antenna; e avveniva che, quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, scampava” (Num. 21:6-9).
Ora, Gesù ha paragonato il suo innalzamento a quello del serpente di rame fatto nel deserto, ed il paragone è veramente appropriato perché come gl’Israeliti morsi dai serpenti per scampare alla morte dovevano solo guardare al serpente di rame innalzato da Mosè (notate infatti che quelli che venivano morsicati, per non morire, dovevano solo guardare il serpente di rame e non compiere qualche rito o qualche opera buona scritta nella legge), così gli uomini morti nei loro falli per essere vivificati ed ottenere la vita eterna da Dio devono solamente contemplare il Figliuolo di Dio e credere in lui. In lui che prima fu appeso al legno della croce e poi dopo essere risuscitato dai morti fu assunto alla destra di Dio. Sì, è proprio così che si ottiene la vita eterna da Dio, (soltanto) credendo in Cristo Gesù; e non compiendo opere buone o sforzandosi di essere buoni come invece proclamano i teologi cattolici romani morti nei loro falli che parlano in questa maniera perché loro stessi ancora non hanno contemplato il Figliuolo e non hanno creduto in lui. Sono come i Farisei al tempo di Gesù i quali investigavano le Scritture che rendevano testimonianza di Gesù perché pensavano di avere la vita eterna per mezzo di esse ma non volevano andare a Lui per ottenere la vita.