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Nel corso dei secoli la chiesa cattolica romana si è resa colpe­vole di tante imposture e falsificazioni. Essa, oltre ad avere introdotte dottrine perverse di ogni genere (il primato del vescovo di Roma, la sua infallibilità, l’immacolata concezione di Maria, il purgatorio, per citare solo alcune delle tante), ha fabbricato documenti di vario genere, ha introdotto dei libri non ispirati nel canone della Scrittura, ha falsificato passi della Scrittura, ha falsificato i dieci comandamenti.

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EUCARESTIA

LA SOPPRESSIONE DEL CALICE
La decisione che ha soppresso la distribuzione del calice ai Cattolici va apertamente contro la Parola di Dio che dice: "Il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane; e dopo aver rese grazie, lo ruppe e disse: Questo é il mio corpo che é dato per voi; fate questo in memoria di me. Parimente, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice é il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me" (1 Cor. 11:23-25). Come si può ben vedere Gesù istituì la santa cena con del pane e del vino e non solamente con del pane, quindi assieme al pane dev’essere distribuito a tutti i fedeli anche il calice del Signore contenente il frutto della vigna secondo che è scritto in un altro luogo: "Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti..." (Matt. 26:27).

Ora dimostriamo la falsità delle ragioni addotte dai papisti alla soppressione del calice. In risposta alla prima ragione diciamo: è vero che Gesù diede il calice solo ai suoi apostoli, ma questo perché egli volle mangiare la Pasqua solo assieme a loro e non assieme a tutti i suoi discepoli. E non perché aveva classificato i suoi discepoli in due classi. E poi è altresì vero che anche il pane Gesù lo diede solo ai suoi apostoli; come mai dunque i preti lo danno anche ai ‘laici’? In risposta alla seconda diciamo: il fatto che negli Atti degli apostoli è scritto che i discepoli rompevano il pane ma non bevevano il calice non significa che essi non bevevano il calice del Signore, anzi siamo sicuri che assieme al pane essi bevevano il vino, in ubbidienza all’ordine di Cristo dato ai suoi apostoli. Gli apostoli insegnavano tutte le cose che Gesù aveva loro ordinato di insegnare, tra cui anche il bere il calice assieme al mangiare il pane. E poi, ai Corinzi, Paolo parlando ai santi dice: "Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice" (1 Cor. 11:28); il che conferma che tutti i credenti, dopo essersi esaminati, possono bere del calice, e non solo una parte di essi. Infine, in risposta alla terza asserzione che dice che il sangue è contenuto già nel pane, diciamo: Ma allora se è così perché i preti bevono anche il calice oltre che mangiare il pane? Che fanno dunque? Si comunicano con il sangue di Cristo due volte e non una sola? Ed ancora: ‘Non può essere come dicono i teologi papisti perché altrimenti Gesù avrebbe dato solo il pane ai suoi discepoli e non anche il vino’.

Ecco dimostrata la falsità delle giustificazioni papiste fatte per giustificare la soppressione del calice. Poi, oltre a tutto ciò, bisogna dire che non é vero che nel momento in cui i fedeli mangiano il pane e bevono del calice del Signore mangiano il vero corpo del Signore e il vero sangue del Signore, e questo perché, sia dalle parole di Gesù che da quelle di Paolo sulla cena emerge che essi sono dei simboli che rappresentano il pane ed il sangue del Signore.

Quindi, per concludere questa parte, la cena del Signore deve essere ministrata ai credenti sotto le due specie del pane e del vino, come fece Gesù.

Quando si benedicono il pane e il calice del Signore non avviene nessun cambiamento di sostanza degli elementi

LA TRANSUSTANZIAZIONE
Noi credenti rigettiamo la transustanziazione; le ragioni di questo nostro rifiuto sono le seguenti che proviamo con le Scritture.

Gesù ha detto circa la santa cena da lui istituita: "Fate questo in memoria di me" (1 Cor. 11:24); quindi Egli non può essere presente realmente e sostanzialmente nel pane e nel vino con il suo corpo, il suo sangue assieme alla sua anima e alla Divinità perché altrimenti si sarebbe contraddetto.

Noi mangiando il pane e bevendo il vino alla santa cena annunziamo la morte del Signore "finch’egli venga" (1 Cor. 11:26); quindi egli ha da venire e non viene a dimorare nel pane e nel vino dopo che viene fatta la benedizione.

Quando Gesù prese il calice rese grazie e poi lo diede ai suoi discepoli, affinché ne bevessero, disse loro: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue...." (Matt. 26:28), e subito dopo disse loro: "Io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio" (Matt. 26:29). Quindi la sostanza del vino rimase intatta ed esso non fu transunstanziato in sangue come dicono i teologi cattolici, perché Gesù dopo avere benedetto il calice lo chiamò "frutto della vigna".

Quando si benedice il calice della benedizione contenente il frutto della vigna la sostanza del vino non cambia per nulla; non avviene un miracolo mediante il quale il vino viene cangiato in sangue. Un miracolo di mutamento di sostanza avvenne in Egitto quando le acque d’Egitto furono cangiate in sangue (cfr. Es. 7:14-21); allora sì che l’acqua per diversi giorni fu vero sangue. Un altro miracolo di sostanza avvenne in Cana di Galilea quando Gesù mutò l’acqua in vino (cfr. Giov. 2:1-10). Ma di certo non possiamo dire che una cosa del genere avvenga al vino contenuto nel calice del Signore.

Luca, a proposito dell’istituzione della santa Cena operata da Gesù Cristo, dice che Gesù "dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi" (Luca 22:20); quindi egli chiamò quel calice il Nuovo Patto. Ora, noi sappiamo che il Nuovo Patto è un alleanza che Dio ha fatto con noi mediante il sangue del Cristo e non un calice, perciò con quelle parole Gesù volle dire che quel calice raffigurava il Nuovo Patto nel suo sangue. La stessa cosa quindi va detta delle parole di Gesù: "Questo è il mio sangue" (Mar. 14:24), in riferimento al vino del calice. Gesù non intese dire che quel vino era il suo vero sangue, che peraltro non aveva ancora sparso, ma un simbolo del suo sangue. In conclusione, il vino nel calice rappresenta sia il Nuovo Patto che il sangue di Cristo.

Paolo dice ai Corinzi: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?" (1 Cor. 10:16); quindi noi, quando beviamo il calice del Signore abbiamo comunione col sangue di Cristo, e quando mangiamo il pane abbiamo comunione col corpo di Cristo. Questo esclude che il vino ed il pane possano essere il vero sangue di Cristo ed il vero corpo di Cristo, come dicono i teologi cattolici romani. Questo lo si può dedurre anche dal paragone che più avanti fa l’apostolo. Paolo dice: "Guardate l’Israele secondo la carne; quelli che mangiano i sacrificî non hanno essi comunione con l’altare?" (1 Cor. 10:18); il che significa che gli Israeliti mangiando i sacrifici offerti sull’altare avevano comunione con l’altare che era santissimo. Ma non per questo affermiamo che i sacrifici che essi mangiavano erano l’altare, perché questo sarebbe assurdo. Quindi anche nel caso del pane e del vino che sono gli elementi che vengono benedetti alla cena del Signore, non si può affermare che a motivo del fatto che coloro che li ingeriscono hanno comunione con il corpo ed il sangue di Cristo essi siano veramente e sostanzialmente la carne ed il sangue di Cristo. Essi quando vengono benedetti non mutano sostanza, ma rimangono tali e quali erano prima che fossero benedetti, e coloro che li assimilano si mettono in comunione col corpo di Cristo. Ma ditemi: Se quegli elementi cambiassero sostanza e diventassero il vero corpo e sangue di Cristo come potrebbero continuare ad essere ancora soggetti alla decomposizione? Come potrebbe il pane ancora ammuffirsi e fare i vermi, e il vino diventare aceto?

Pietro disse che il cielo deve tenere accolto Gesù "fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose" (Atti 3:21); quindi Cristo è in cielo. Ma il prete pretende con la messa di farlo scendere dal cielo nell’ostia; questa è follia!

Gesù disse ai suoi: "I poveri li avete sempre con voi; ma me non mi avete sempre" (Matt. 26:11); quindi è irragionevole che Cristo sia presente corporalmente nell’ostia consacrata perché questo significherebbe che Cristo sarebbe sempre corporalmente con noi. A conferma del fatto che Cristo non può essere sostanzialmente, realmente e corporalmente nel pane che si spezza alla cena del Signore citiamo le parole di Paolo che disse ai Corinzi: "Sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore" (2 Cor. 5:6), e quelle che disse ai Filippesi: "Ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo" (Fil. 1:23). Quindi pure Paolo quando mangiava il pane e beveva del calice del Signore sapeva di essere assente dal Signore, e che il Signore era assente corporalmente; infatti lui desiderava di dipartirsi dal corpo per andare con Cristo in cielo. I teologi cattolici invece insegnano che quel medesimo Gesù che è ora glorioso in cielo che nacque da Maria e che morì sulla croce è nell’eucarestia, e difatti asseriscono che in essa ‘vi è Gesù in persona’. E così fanno credere alle persone che Gesù si trova corporalmente nell’ostia conservata nel tabernacolo del loro luogo di culto, e le invitano ad andarlo a visitare infatti così si esprime il Perardi: ‘Visitate spesso Gesù nell’Eucarestia’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 489). Ecco quali menzogne ha partorito la dottrina della transustanziazione! e la gente ci crede.

Gesù ha detto: "Dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro" (Matt. 18:20), ed ancora: "Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente" (Matt. 28:20). Quindi Gesù Cristo è in mezzo ai credenti e coi credenti dovunque essi si riuniscono nel suo nome ed anche quando non sono riuniti per rompere il pane per annunziare la sua morte. Queste parole di Gesù annullano la presuntuosa dottrina dei teologi papisti perché ci fanno comprendere quanto falsa essa sia e quanto inutile sia credere alla dottrina della transustanziazione e alle dottrine ad essa collegate, infatti vi domando: ‘Se Gesù è sempre e dovunque con noi che bisogno c’é di credere nella transustanziazione?’ Che bisogno c’é di credere che Gesù si trovi in persona nel pane della comunione? Può forse il pane consolarci come fa il Consolatore mandato da Cristo? Può forse il pane essere sempre vicino a noi? Che assistenza può darci il pane che noi rompiamo? Eppure, sembrerà incredibile questo, ai Cattolici l’ostia del prete viene fatta passare per Gesù stesso!

Il fatto che Gesù quando istituì la santa cena disse del pane: "Questo è il mio corpo", e del vino: "Questo è il mio sangue" non deve trarre in inganno nessuno. Il verbo essere in questo caso vuole dire ‘significa’ o ‘rappresenta’ il mio corpo e il mio sangue. Abbiamo alcuni esempi nella Scrittura che confermano ciò: Quando Daniele interpretò al re il sogno che lui aveva fatto gli disse: "La testa d’oro sei tu.." (Dan. 2:38), intendendo con questo che la testa d’oro di quella statua rappresentava il regno di Babilonia che era nelle mani di Nebucadnetsar. Quando Giuseppe interpretò i sogni al coppiere e al panettiere di Faraone disse loro: "I tre tralci sono tre giorni... I tre canestri sono tre giorni" (Gen. 40:12,18); anche in questo caso quel "sono" sta per ‘significano’. Il pane e il vino quindi quantunque siano chiamati il corpo ed il sangue di Cristo simboleggiano il corpo ed il sangue di Cristo, e perciò sono solo dei simboli. Questo comunque non deve portare nessuno a sprezzare questi simboli, perché chi li sprezza viene giudicato da Dio secondo che é scritto nella epistola di Paolo ai Corinzi: "Chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore" (1 Cor. 11:27). Mangiare del pane e bere del calice indegnamente significa non discernere in quegli elementi il corpo ed il sangue del Signore secondo che é scritto: "Chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore" (1 Cor. 11:29).

Per concludere diciamo quindi che la transustanziazione è una delle tante menzogne presenti nella chiesa cattolica romana che i teologi cattolici romani cercano di fare apparire vera interpretando a loro capriccio le Scritture.

"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna"

Ora, queste parole del Signore devono essere intese spiritualmente e non letteralmente perché Gesù poco dopo disse pure: "Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita" (Giov. 6:63), quindi esse non significano che se uno prende la comunione ha la vita eterna mentre se non la prende andrà in perdizione. Le seguenti riflessioni e considerazioni, fatte servendoci di altre Scritture, confermano che le suddette parole che Gesù rivolse nella sinagoga di Capernaum hanno un significato puramente spirituale.

Confrontando queste parole di Gesù: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno" (Giov. 6:54), con queste altre: "Poiché questa é la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno" (Giov. 6:40), si intende che mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue significa contemplarlo e credere in lui, perciò per ricevere la vita eterna si deve credere.

Confrontando queste parole di Gesù: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui" (Giov. 6:56), con queste parole di Giovanni: "E questo é il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento. E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso" (1 Giov. 3:23-24) é evidente che chi mangia la carne di Gesù e beve il suo sangue é chi crede nel suo nome ed osserva i suoi comandamenti.

Se per ricevere la vita eterna bisognasse mangiare il pane e bere il calice del Signore, la vita eterna non sarebbe più il dono di Dio, ma bensì qualcosa che la si può ricevere in cambio di una opera buona quale il mangiare la cena del Signore. In questo caso sarebbe annullata la grazia e sarebbe resa vana la promessa della vita eterna basata sulla fede. Se fosse così non ci sarebbe bisogno di esortare i peccatori a ravvedersi e a credere nel nome del Signore Gesù, perché basterebbe dargli il pane ed il vino che secondo alcuni sono veramente la carne ed il sangue di Gesù. Ma non si può accettare una simile dottrina perché non é confermata dalla Scrittura e neppure dai fatti. Quali fatti? Questi. In seno alla chiesa romana i peccatori, gli adulteri, i ladri, gli avari, gli idolatri mangiano l’ostia ed alcuni bevono anche il calice e non hanno la vita eterna in loro stessi, infatti essi dicono che non ce l’hanno. Ma non solo, essi ci accusano di presunzione perché noi diciamo di avere la vita eterna per la grazia di Dio. Nel mezzo delle chiese di Dio alcuni conduttori che non hanno abbastanza discernimento fanno prendere la cena del Signore pure a persone che non sono ancora nate di nuovo, ma esse, siccome che non si sono ancora ravvedute e non hanno ancora creduto con il loro cuore nel Vangelo, senza vita sono prima di mangiare la cena e senza vita sono dopo avere mangiato il pane e bevuto del calice del Signore; a dimostrazione questo, che il mangiare e bere questi elementi non conferisce la vita eterna a coloro che la prendono.

Il Signore quando in quella notte disse ai suoi: "Bevetene tutti, perché questo é il mio sangue, il sangue del patto, il quale é sparso per molti per la remissione dei peccati" (Matt. 26:28), non era ancora stato crocifisso sulla croce, e perciò ancora non aveva sparso il suo sangue, eppure chiamò il frutto della vigna il suo sangue. Di conseguenza le parole di Gesù erano spirituali. Certo, noi riconosciamo che vi sono diverse cose attorno alla cena del Signore che sono imperscrutabili e perciò incomprensibili, tra cui appunto il fatto che Gesù chiamò il frutto della vigna il suo sangue ed il pane il suo corpo, e che quando noi mangiamo del pane e beviamo del calice del Signore abbiamo comunione con il corpo ed il sangue del Signore, ma è necessario vegliare per non cadere nell’errore nel quale sono caduti i teologi cattolici romani in seguito ad arbitrarie interpretazioni scritturali.

Gesù spesso parlò in similitudini infatti disse di lui: "Io son la porta delle pecore... Io son la porta; se uno entra per me, sarà salvato.." (Giov. 10:7,9), e: "Io son la via..." (Giov. 14:6); e dopo essere risorto, quando apparve a Giovanni gli disse: "Io son la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina" (Ap. 22:16). Quindi non c’é da meravigliarsi se nei giorni della sua carne il Figlio di Dio disse: "La mia carne é vero cibo e il mio sangue é vera bevanda" (Giov. 6:55), e: "Se non mangiate la carne del Figliuol dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi" (Giov. 6:53). Certo, questo parlare é duro ma noi l’accettiamo, e non vogliamo essere come quei suoi discepoli che dissero: "Questo parlare é duro; chi lo può ascoltare?" (Giov. 6:60), e rimasero scandalizzati dalle sue parole. "Beato colui che non si sarà scandalizzato di me" (Matt. 11:6), disse Gesù, quindi non scandalizziamoci delle suddette parole del Signore perché esse sono verità, ma ricordatevi che esse sono da intendere spiritualmente secondo che disse Gesù: "Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita" (Giov. 6:63).

Gli effetti del mangiare il pane e del bere del calice del Signore secondo la Scrittura

Come abbiamo visto il catechismo cattolico afferma che l’eucarestia in chi la riceve degnamente opera delle cose miracolose, infatti accresce e conserva la grazia, rimette i peccati veniali e preserva dai mortali, consola e conforta e accresce la carità e la speranza della vita eterna. Era inevitabile, dobbiamo dire, che dando quell’errato significato alla cena del Signore, i teologi cattolici tirassero fuori pure tutti questi effetti straordinari. Ma che dice la Scrittura? La Scrittura non dice che la cena del Signore conserva e accresce la grazia, che rimette certi peccati e preserva da altri, e non dice neppure che dà conforto e accresce la carità e la speranza della vita eterna. Tutto quello che essa dice è che ogniqualvolta mangiamo quel pane e beviamo quel vino noi annunziamo la morte del Signore finché egli venga secondo che è scritto: "Ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga" (1 Cor. 11:26); e che noi abbiamo comunione con il corpo ed il sangue di Cristo secondo che è scritto: "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?" (1 Cor. 10:16). Qualcuno dirà: Tutto qui? Sì, tutto qui. Naturalmente è superfluo dire che si prova gioia nel partecipare alla cena del Signore, appunto perché si ricorda la morte del Signore e quindi il suo grande amore verso di noi, e si ha comunione con il suo corpo ed il suo sangue.

L’adorazione dell’ostia è idolatria

La Scrittura non insegna affatto che noi dobbiamo adorare il pane che rompiamo alla cena del Signore; esso è pane e quindi non è degno di essere adorato. Gesù disse: "Iddio é spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in ispirito e verità" (Giov. 4:24). Anche Gesù è degno di essere adorato perché Dio dice: "Tutti gli angeli di Dio l’adorino" (Ebr. 1:6) ma anche Lui va adorato in ispirito e verità come il Padre suo. Che cosa costituisce quindi l’adorazione dell’ostia? L’adorazione dell’ostia non è altro che una delle tante forme di idolatria che é presente in questa pseudochiesa e che la curia romana ordina di perpetrare a danno di milioni di anime nel mondo.

Il digiuno imposto ai comunicanti va contro la Parola di Dio

L’ordine di prendere l’eucarestia a digiuno è contrario alla Parola di Dio perché Gesù distribuì il pane e il calice ai suoi discepoli mentre essi mangiavano; difatti Marco dice: "E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti.." (Mar. 14:22-24); e Luca afferma che Gesù distribuì ancora il calice dopo la cena dicendo: "Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi" (Luca 22:20). Ancora una volta constatiamo chiaramente come alla curia romana della Parola di Dio non importa proprio nulla; quello che gli importa è la tradizione e nient’altro.

L’eucarestia non è affatto la ripetizione del sacrificio di Cristo e neppure un’offerta propiziatoria che il sacerdote cattolico offre a Dio per i peccati

Ora dimostreremo mediante le Scritture che Gesù Cristo non ha affatto istituito la messa, che i preti non sono affatto dei sacerdoti ordinati da Dio e che la messa che essi offrono non è il rinnovamento del sacrificio di Cristo.

Se come dicono loro la messa è la ripetizione del sacrificio di Cristo ed è stata istituita da Cristo, che ripetizione di quale sacrificio era l’eucarestia istituita da Cristo dato che Cristo ancora non aveva offerto se stesso sulla croce? Non è forse questa una chiara contraddizione che annulla la messa come ripetizione del sacrificio di Cristo? Certamente che lo è perché seguendo la logica dei teologi papisti Gesù affinché la cena fosse dichiarata una ripetizione del suo sacrificio, avrebbe dovuto istituirla dopo la sua morte e non prima. E’ da escludersi quindi che la cena del Signore sia stata istituita da Cristo quale ripetizione del suo sacrificio perché Gesù Cristo, in quella notte, istituì la santa cena e disse ai suoi di compierla in sua memoria, quindi per ricordare il suo sacrificio che di lì a poco avrebbe compiuto una volta per sempre. Cosa che per altro i teologi non negano infatti affermano che Gesù istituì l’eucarestia anche a perpetuo ricordo della sua passione e morte; quindi non solo quale sacrificio permanente del Nuovo Testamento. Ma anche qui non possiamo non dire che si contraddicono di nuovo, perché non è ammissibile che la cena del Signore sia contemporaneamente l’annunzio della morte di Cristo e la morte stessa di Cristo. Sarebbe come dire che facendo una determinata cosa per ricordare un fatto compiuto da una persona, nello stesso tempo si ripete quel fatto compiuto da quella persona molto tempo prima!

Gesù disse sia quando diede il pane e sia quando diede il calice ai suoi discepoli: "Fate questo in memoria di me" (1 Cor. 11:24); e Paolo dice: "Ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga" (1 Cor. 11:26); quindi la celebrazione della cena del Signore é la ricordanza del sacrificio espiatorio di Cristo perché con essa viene annunziata la sua morte, e non è la ripetizione del sacrificio di Cristo perché esso é stato fatto una volta per sempre e non può essere ripetuto in nessuna maniera. Per comprendere come la cena del Signore è un atto fatto per ricordare il sacrificio di Cristo e non è il rinnovamento di esso è necessario ricordarsi della Pasqua giudaica. Ora la Pasqua venne istituita da Mosè per ordine di Dio mentre il popolo d’Israele era in Egitto; in essa i Giudei dovevano immolare un agnello senza difetto, arrostirlo al fuoco e mangiarlo con pane senza lievito e con delle erbe amare; e tutto ciò ogni anno. Ma perché dovevano annualmente fare questo rito? Per ricordare il giorno in cui Dio li aveva tratti fuori dall’Egitto dopo una schiavitù secolare, infatti Dio disse: "Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza... E in quel giorno tu spiegherai la cosa al tuo figliuolo, dicendo: Si fa così, a motivo di quello che l’Eterno fece per me quand’uscii dall’Egitto" (Es. 12:14; 13:8). Ora, è chiaro che nessuno può dire che ogni qual volta i Giudei celebravano la Pasqua si rinnovava per loro la liberazione dall’Egitto perché essa era avvenuta tempo addietro in Egitto e non poteva essere in nessuna maniera rinnovata. Nella stessa maniera anche la cena del Signore fu istituita da Cristo per ordine di Dio per ricordare la sua morte, avvenuta una volta per sempre alla fine dei secoli, mediante la quale noi siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato. Ed anche qui bisogna dire che siccome che la cena del Signore si fa in ricordanza del sacrificio di Cristo e quindi anche in ricordanza della liberazione dal peccato da noi ricevuta mediante l’offerta del suo corpo e del suo sangue, essa non può essere la ripetizione del sacrificio di Cristo e di conseguenza non può essere neppure la ripetizione della nostra liberazione.

Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre perché la Scrittura dice: "Noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre" (Ebr. 10:10), ed anche che egli è entrato "nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, é stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio" (Ebr. 9:24-26). La messa che fa il prete quindi é un atto di presunzione in abominio a Dio e che inganna tutti coloro che ci credono, perché il prete pretende con la messa di rinnovare il sacrificio di Cristo, mentre la Scrittura insegna che Cristo Gesù nella pienezza dei tempi ha offerto se stesso per i nostri peccati una volta per sempre. Certo, il clero romano ammette che il sacrificio della messa è un sacrificio incruento in cui Cristo non versa il suo sangue, ma questo non giustifica affatto la messa. Cristo non l’ha comandata quindi non va fatta e basta. E’ un sacrificio incruento senza spargimento di sangue? Per noi non è né un sacrificio e neppure incruento; ma solo un rito in abominio a Dio. Ma dato che i teologi papisti parlano in questa maniera a riguardo della messa e dicono nello stesso tempo che essa viene offerta per placare Dio e dargli soddisfazione dei nostri peccati, e dato che la Scrittura dice che "senza spargimento di sangue non c’è remissione" (Ebr. 9:22), noi domandiamo loro: ‘Ma non vi rendete conto che vi contraddite da voi stessi? Dite: ‘Nel sacrificio della Messa Gesù placa per noi l’Eterno Padre, offrendogli se stesso, affinché dopo il peccato non ci punisca come avremmo meritato (...) e offre a soddisfazione per i nostri peccati’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 513), e nello stesso tempo dite che la messa è un sacrificio senza spargimento di sangue, quindi senza il potere di rimettervi i vostri peccati! E poi, ancora: ‘Ma come fate a dire che la vostra messa è il sacrificio di Cristo e poi nello stesso tempo dire che non avviene nessun spargimento di sangue quando la Scrittura insegna che quando Gesù offrì se stesso a Dio vi fu lo spargimento del suo sangue? Ma è o non è un sacrificio? Quante contraddizioni si notano nelle parole dei teologi papisti anche quando parlano della messa!

I sacerdoti che furono presi da Dio di fra gli uomini per offrire sacrifici per i peccati del popolo erano Leviti, e precisamente dell’ordine di Aaronne. Oltre a ciò il loro sacerdozio era trasmissibile, infatti quando essi morivano passava ai loro figli. Cristo Gesù invece è stato sì anche lui preso di fra gli uomini, ma egli é stato costituito Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec, che è un ordine superiore a quello di Aaronne perché Melchisedec è superiore ad Aaronne. Egli, quale Sommo Sacerdote dei futuri beni, dopo avere offerto se stesso per i nostri peccati è risuscitato dai morti e non muore più. Per questa ragione, a differenza del sacerdozio levitico, il suo sacerdozio non é trasmissibile secondo che é scritto: "Quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché per la morte erano impediti di durare; ma questi, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette" (Ebr. 7:23,24); quindi possiamo dire che Egli sia stato l’ultimo Sacerdote legittimato da Dio ad offrire un sacrificio per il popolo. Con il sacerdozio di Cristo è stato annullato il sacerdozio levitico appunto perché ora non c’é più bisogno che essi offrano sacrifici d’espiazione per gli uomini. I sacerdoti cattolici quindi sono degli impostori che però riescono a farsi passare come sacerdoti istituiti da Dio a offrire il sacrifico della messa. Come se Dio avesse rinnegato la sua Parola per compiacere a questa razza di gente che si crede pura ma non é ancora lavata dalla sua sozzura! Questi seduttori hanno abilmente mischiato il sacerdozio levitico, i sacrifici espiatori della legge e l’altare dell’Antico Patto con il sacrificio di Cristo e la cena del Signore da fare con il pane e il vino e ne hanno fatto la messa. Che dire? Bisogna riconoscere che Satana é riuscito a sedurre moltitudini di persone facendo leva sulla Parola di Dio!

I sacrifici espiatori che i sacerdoti secondo l’ordine di Aaronne dovevano offrire erano l’ombra del perfetto ed unico sacrificio espiatorio che Cristo avrebbe offerto nella pienezza dei tempi. Quindi essi erano imperfetti e difatti é scritto: "S’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma" (Ebr. 9:9,10), ed anche: "La legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, rendere perfetti quelli che s’accostano a Dio" (Ebr. 10:1), e: "Ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati" (Ebr. 10:11). Ma ora che Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre per i nostri peccati, noi non abbiamo più bisogno di qualche sacerdote che sulla terra offra un sacrificio per i nostri peccati (la messa), perché Gesù ha adempiuto ogni cosa concernente l’espiazione dei peccati morendo sulla croce. I Cattolici quindi con la loro messa dimostrano di non considerare il sacrificio di Cristo perfetto e fatto una volta per sempre per i nostri peccati. Ma anche qui bisogna dire che i teologi cattolici romani cadono in un ennesima contraddizione perché da un lato affermano che il sacrificio di Cristo è stato sufficiente per compiere l’espiazione dei peccati e dall’altro affermano che la messa dato che è una ripetizione del sacrificio di Cristo soddisfa i peccati degli uomini! Insomma è come se qualcuno vi dicesse: ‘Qualcuno ha estinto i miei debiti che avevo con Tizio, perché ha pagato a Tizio tutta la somma che io gli dovevo; ma io voglio finire di pagargli tutti i miei debiti!’ Giudicate da voi stessi fratelli quello che dico.

La messa che essi dicono essere un’oblazione pura offerta a Dio è invece un profumo in abominio a Dio perché essi mediante questo loro sacrificio sull’altare pretendono di fare morire Cristo e di offrirlo a Dio per i peccati del popolo. Il teologo Perardi infatti dice: ‘Il sacrificio della Messa è lo stesso sacrificio della Croce’ (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 510). E qui c’è bisogno di dire questo: secondo il catechismo cattolico il prete quale sacerdote di Dio offre sull’altare la vittima che è Gesù, quindi il prete come sacrificatore risulta superiore alla vittima che egli offre cioè a Gesù. Inoltre il prete, secondo l’aberrante teologia papista, ha potestà sul corpo di Cristo, difatti lo prende e lo porta dove vuole, lo dà a mangiare a chi vuole, lo chiude dove vuole; ma tutto questo è inaccettabile perché rappresenta un dispregio verso Colui che è al di sopra di tutti; tutto questo è veramente esecrabile, ripugnante. O Cattolici, rientrate in voi stessi; fino a quando andrete dietro alla vanità ed alla menzogna? Investigate le Scritture!

Sotto la grazia tutti i credenti in Cristo Gesù, cioè tutti i membri della Chiesa di Dio, sono dei sacerdoti secondo che è scritto: "Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio.." (1 Piet. 2:9), ed ancora: "Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e de’ sacerdoti; e regneranno sulla terra" (Ap. 5:9,10). E siccome sono sacerdoti devono anche loro offrire a Dio dei sacrifici come li offrivano i sacerdoti leviti, ma essi non sono costituiti da vittime di animali da offrire su qualche altare in qualche santuario terreno, ma dalla lode, dalla preghiera e dalle offerte. Le seguenti Scritture attestano ciò: "Siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo" (1 Piet. 2:5); "La mia preghiera stia nel tuo cospetto come l’incenso.." (Sal. 141:2), e: "I ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi" (Ap. 5:8); "Per mezzo di lui, dunque, offriam del continuo a Dio un sacrificio di lode; cioè, il frutto di labbra confessanti il suo nome! E non dimenticate di esercitar la beneficenza e di far parte agli altri de’ vostri beni; perché è di tali sacrificî che Dio si compiace" (Ebr. 13:15,16). Il passo di Malachia si riferisce appunto ai sacrifici spirituali che un giorno noi Gentili in Cristo Gesù avremmo offerto al nome del Signore, e non al sacrificio della messa che i sacerdoti cattolici avrebbero offerto a Dio dai quattro canti della terra!

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